SCUOLA DI PONZANO, scuola per l'infanzia
progetto
arch. S. Benintende (capogruppo),
arch. E. Arcidiacono, arch. C. Longhitano, arch. A. Lucca arch. C. Recatti
localizzazione
Prato, IT
dati dimensionali
5000 mq superficie del lotto
1250 mq superficie totale
cronologia
2008 progetto di concorso - 9° classificato
Il sito di Ponzano offre un’occasione per un intervento capace di accompagnare un passaggio da un tessuto urbano ormai consolidato ad una zona di notevole potenziale ambientale, dato dalla tangenza del parco fluviale. La scuola si propone così alla città come un “soggetto mediante” che si inserisce nel particolare contesto verde nel quale si sviluppa. Si è cercato di generare un oggetto che possa essere un organismo che vive del suo essere diafano, avettoriale, al contempo punto di vista e campo visivo, privo di un fronte privilegiato, caratteristiche queste che possono dialogare con l’archetipo del bosco. I concetti di suolo e di cielo naturali, costituiti rispettivamente dal manto erboso e dal piano delle chiome, si traducono in architettura attraverso la creazione dei loro omologhi artificiali identificabili nella piastra di calpestio che si piega e accompagna il dislivello e nella piastra di copertura che fluttua sotto le chiome. Nella differenza altimetrica tra le due piastre sono contenuti i volumi della scuola.
Il processo plastico dichiara la prevalenza dei referenti naturali su quelli artificiali: la piastra di calpestio interpreta le discontinuità del suolo e la piastra di copertura si lascia forare dal complesso di alberi che intercetta: l’intervento si posa sull’erba e levita sotto le chiome. La disposizione planimetrica dei volumi compresi tra i piani di calpestio e la copertura traduce a sua volta l’adirezionalità di un sistema di fusti in una disposizione al tempo stesso centripeta e centrifuga. La fluidità dei movimenti tra i fusti è tradotta in una disposizione planimetrica dei volumi che non privilegia nessuna direzione, pur nel rispetto della fruibilità delle funzioni che questi ospitano.
L’esplicita volontà di abbattere il minor numero di alberi ha determinato uno studio più approfondito della posizione reale dei fusti, permettendo in tal modo il posizionamento e lo sviluppo sia del complesso scolastico nel lotto, sia dei contenitori delle funzioni. La scuola assume un doppio ruolo di docente dello spazio: essa opera nell’intorno come “soggetto mediante” per una città che entra delicatamente nel parco e viceversa, mentre nella sua idea architettonica opera come un’unità funzionale, potenza cognitiva dell’articolazione spaziale e pedagogica. In entrambi i casi l’opera architettonica vuole essere la costruzione stessa di uno spazio “neutrale” ma significante.
L’organismo scolastico si modella sull’idea che vede il bambino al centro del paziente lavoro giornaliero dell’educazione e sull’interpretazione dell’organizzazione dei vari momenti della giornata attraverso la distinzione di aree flessibili e aree rigide, nelle quali si svolgono le relative attività e nella trasformazione dell’idea di routine giornaliera in quotidiana scoperta. In generale si vogliono valorizzare le varie scale delle funzioni, le operazioni collettive e situazioni cooperative, nonché l’apertura completa al verde di pertinenza nella sua totalità che si considera come momento aggregativo all’aperto, dal quale si osserva e si è osservati. L’apertura è l’operazione che si pratica a livello cognitivo, capace di rispondere in maniera più diretta all’idea del bambino come soggetto autonomo e attivo.
La sezione è concepita come la cellula volumetricamente identificabile dal bambino nella quale si svolgono le attività che richiedono un certo ordine e particolare concentrazione, con un grado di flessibilità interna capace, attraverso il gioco dei depositi mobili, di conformarsi alle necessità del piccolo o del grande gruppo, del momento del pasto o di attività speciali, un ambiente nel cui interno si riesca a riprodurre un omologo della ”casa” e nei compagni un omologo della “famiglia”. Ogni sezione si affaccia sul verde esterno in maniera diretta sia fisica che visuale, concependo l’intera area di giardino all’aperto come uno spazio di comunione principe. Il gioco delle piastre di copertura crea sempre delle zone coperte all’aperto, filtro tra scuola e giardino. L’organizzazione dei momenti di gruppo all’interno è regolata dagli spazi delle attività libere, convergenza di tre sezioni e aperte verso il verde. Esse sono perimetrate dalle sezioni e da pareti scorrevoli che all’occorrenza possono delimitare il momento di gioco e dell’apprendimento collettivo, trasformando uno spazio in precedenza unico al sistema connettivo, in uno spazio controllato di vita di relazione.
Le scelte pedagogico-progettuali che hanno generato la sezione nel suo complesso, operano in parallelo alla definizione di quegli spazi amministrativi e di servizio regolati dalla normativa e dalle linee guida del concorso. Tali spazi sono concepiti in unisono alla doppia necessità di semplificare i percorsi tra le varie attività e di identificare una zona di gestione dell’organismo scuola, i cui componenti si trovano in prossimità spaziale e sono serviti da un secondo accesso, oltre quello principale, per le operazioni di servizio che non riguardano direttamente i bambini, come l’accesso agli impianti o il servizio catering. Lo spazio connettivo, risultante dalla disposizione dei volumi, costituisce l’occasione per superare il dislivello altimetrico tra le sezioni costruite nella prima fase e le seconde, un metro più in alto, della seconda fase. La piastra di calpestio si piega creando una rampa di pendenza normata e zone a pendenza variabile, occasione che l’architettura coglie per comunicare lo spazio attraverso le sue complessità. Il gioco organico tra piastra e terreno è concepito in modo da annullare le barriere architettoniche nelle zone che necessitano questo requisito.
Lo spazio alunni genitori nasce come oggetto fisicamente indipendente, con la volontà di costituire una seconda faccia della scuola, riconoscibile come segno per il quartiere nelle ore extrascolastiche e restituendo all’accesso di nord ovest le potenzialità osmotiche del lotto. Pur essendo concepito come oggetto sfuggito alla logica della scuola, mantiene con essa una distanza critica sia visuale sia fisica che ne dichiara l’appartenenza funzionale. Il sistema piastra di copertura/piastra di calpestio, genera un percorso esterno di periplo coperto e calpestabile che definisce il limite del costruito.
Si considerano i pacchetti che formano lo spessore delle rispettive piastre come contenitori non solo della struttura metallica e degli impianti, ma come delle vere e proprie pelli che in tutti gli organismi viventi mediano gli scambi termici con l’esterno. La copertura ventilata aiuta la circolazione dell’aria d’estate e riduce lo scambio termico d’inverno, così come si sfrutta la tendenza del terreno ad avere una temperatura costante per lo stesso obiettivo. L’aggetto della copertura, aiutato dalle fronde sempreverdi, garantisce un ombreggiamento necessario nei mesi estivi e la piastra di calpestio media lo scambio con il terreno. Questi sistemi sono intesi come contributo al lavoro degli impianti e la riduzione dei dispositivi di climatizzazione.
La costruzione in due fasi della scuola costituisce un’occasione per sottolineare l’importanza del “costruire” e dell’”addizione” come momento educativo, come oggetto che cresce esattamente come crescono i bambini. La problematica della presenza di un cantiere durante la seconda fase in contemporanea con l’attività scolastica trova una risposta nella tipologia di assemblaggio degli elementi strutturali metallici e nelle chiusure esterne concepite come pannelli prefabbricati a riempimento del pacchetto strutturale verticale e orizzontale. Tramite la prefabbricazione e tramite il completamento della struttura del secondo gruppo di sezioni già nella prima fase, si riducono notevolmente i problemi di inquinamento acustico e la durata del cantiere stesso durante la seconda fase. I moduli prefabbricati sono costituiti da pacchetti di materiali ecocompatibili quali pannelli in legno, gesso ed isolanti naturali, che verranno a costituire le chiusure esterne dei volumi.